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L’e-commerce nel Business-to-Consumer

Il commercio elettronico, consiste nella compravendita e nella fornitura di prodotti o servizi attraverso internet con pagamenti elettronico e un sistema di consegna a domicilio o digitale...


Il commercio elettronico, consiste nella compravendita e nella fornitura di prodotti o servizi attraverso internet con pagamenti elettronico e un sistema di consegna a domicilio o digitale. In sostanza, tutte le fasi di acquisizione delle informazioni, selezione, scelta, ordine, pagamento dei prodotti, validazione, evasione dell’ordine e gestione delle fasi post-vendita sono effettuate con modalità elettroniche.

L’e-commerce si divide in due settori principali:

    * Il business to consumer (B2C), riguarda l’insieme delle vendite dei beni e servizi tra le imprese e consumatori finali
    * Il business to business (B2B), relative alle transazioni  effettuate da un’impresa nei confronti di altre organizzazioni (siano esse partner commerciali, fornitori, clienti o istituzioni)

IL B2C

Nonostante il mercato italiano sia in rapido sviluppo, la situazione fotografata dal Sesto Rapporto Censis – Ucsi sulla comunicazione in Italia nel 2006, pone il nostro paese in una situazione arretrata rispetto alla media dei paesi europei: solo il 38%, infatti, degli italiani utilizza internet (circa 19 milioni di italiani) contro il 60-65% di Francia, Inghilterra e Spagna, e di questi solo una netta minoranza, il 18% pari a circa 3 milioni acquista abitualmente su internet. Le ragioni di questa arretratezza sono molteplici: l’ancora diffuso analfabetismo informatico degli italiani, l’utilizzo di internet principalmente per news ed intrattenimento, la diffidenza degli italiani nei confronti dei prodotti acquistati a distanza, i sistemi di pagamento non ancora ritenuti sufficientemente sicuri.

Eppure anche in Italia la situazione sta evolvendo: recenti statistiche diffuse da una ricerca su oltre 50 dei principali operatori e-commerce condotta da NETCOMM – Consorzio del commercio elettronico – e dalla School of Management del Politecnico di Milano, emerge che tra novembre e dicembre 2006 l’e-commerce ha fatturato 877 milioni di Euro, con una crescita del 44% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Una stagionalità che fa crescere le vendite rispetto alla media annuale di oltre il 20%. Un segnale certamente positivo, ma ancora lontano da poter esser considerato uno stile di consumo consolidato e diffuso tra tutte le fasce della popolazione: i nuovi internauti, infatti, sono prevalentemente giovani e il boom degli acquisti ha riguardato principalmente i siti di aste e il download a pagamento di musica.

Nel 2006 il mercato dell’e-commerce ha raggiunto i soli 4 miliardi di Euro pari all’1% del valore dei beni e servizi acquistati dai consumatori finali, un valore assai poco significativo e soprattutto concentrato tra pochi operatori e ancora minori, numericamente, settori merceologici. Nel 2007 si prevede un tasso di crescita intorno al 40% e un fatturato di circa 5,7 miliardi di Euro mentre si arriverà nel 2011 ai 14 miliardi di Euro, pari al 6% dell’intero ammontare europeo (Forrest Research). Tuttavia oggi siamo ancora lontani dalla media americana del 10% ed europea del 6%, ma i ritmi di crescita stanno dimostrando che il commercio elettronico sta diventando sempre più un canale di acquisto integrativo  e abituale anche nel nostro paese.

Sempre secondo l’ultimo rapporto sul Commercio Elettronico della School of Management del Politecnico di Milano e dell’ANEE, i primi 20 operatori rappresentano, più del 70% del mercato e a fare la parte del leone sono pochi settori merceologici: il turismo, con il 43% per un giro d’affari di 1,1 miliardi di euro, le assicurazioni, in particolare la vendita di RC auto da parte di compagnie dirette con una quota del 12%, in calo dal 20% del 2002, l’informatica ed elettronica che si attestano sull’11% con oltre 300 milioni di euro di fatturato ma che sono in costante e significativa crescita da diversi anni. Quanto agli altri settori, abbigliamento, editoria, musica ed audiovisivi, occupano, ciascuno, il 3% del mercato, il settore Grocery il 2% mentre la restante quota del 26% è ripartita tra tutti gli altri comparti.

Filippo Pellanda - www.nebc.it

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