
Dopo diversi anni di duro lavoro è arrivata l’ora di pensare a come passare la tanto attesa fase di riposo della mia vita.
Mi sto documentando per effettuare con lauto anticipo, una scelta che si rivelerà sempre più importante. Le leggi ed i Governi cambiano velocemente ed ognuno di loro lascia un inevitabile segno che troppo spesso trascura diritti acquisiti e rispetta il lavoratore. Durante gli anni di lavoro ogni lavoratore dipendente mette da parte un capitale che viene restituito al termine di tale lavoro sottoforma di pensione di anzianità. E’ l’INPS il centro preposto in Italia per la raccolta e la trattenuta in busta paga e la successiva erogazione. Ma la previdenza non è soltanto pensione di anzianità, dietro questo nome si nascondono rimborsi per prestazioni assistenziali, assicurazioni per malattia, pensionamenti anticipati.
Sono sempre più lontani i tempi in cui il parametro di riferimento per il calcolo della pensione mensile era presto fatto (si avvicinava di molto alla retribuzione dell’ultima busta paga, ca. l’80%). Oggi anche a colpa di sprechi, mala gestione e cattive politiche sociali, ed in seguito ad una necessaria riforma, il sistema è passato ad un calcolo contributivo (basato cioè sugli effettivi versamenti del lavoratore).
La pensione così percepita, si stima che si aggiri intorno al 40% dell’ultima retribuzione percepita e sempre più si rende necessario per i lavoratori il ricorso a forme di previdenza integrativa complementare. Tali strumenti si basano su fondi pensione gestiti con la forma della capitalizzazione restituiti al pensionato sottoforma di rendita una volta terminata l’attività lavorativa. In questo modo si cerca di attutire lo shock da povertà ai neo-pensionati consentendogli di mantenere almeno in parte invariato il tenore di vita per gli anni futuri.
Maria Dosia
scritto da maria.dosia
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