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L'Isola di Ischia: un pò di storia

Le origini storiche dell’ Isola d’ Ischia nel Golfo di Napoli


L’ isola d’ Ischia ha un’ origine molto antica. Le prime testimonianze dei nuclei abitativi sono inevitabili nella zona di Lacco Ameno, dove intorno alla metà dell’ VIII secolo a.C. una colonia greca venne a mettere le proprie radici. Le caratteristiche dei luoghi rispondevano in pieno alla logica ed ai requisiti di un insediamento umano. Infatti, il promontorio di Monte Vico, per tre lati a strapiombo, sul mare ne divenne l’ acropoli; le due insenature "sotto Varuli" e "S. Montano" funzionarono rispettivamente da porto commerciale e da riparo alle navi in caso di attacco dalla terra; la pianura di Santa Restituta permise l’ attività produttiva del piccolo abitato, dislocato anche ad Arbusto, Mezzavia e Mazzola ed infine la valle di San Montano accolse la necropoli.Dovette trattarsi di una colonia di una certa consistenza, a giudicare dalla ricchezza dei reperti rinvenuti. A Monte Vico vi sono tracce di mura elleniche, blocchi basamentali di tempio; resti di strutture murarie a secco e fornaci, ceramiche, metalli lavorati, cocci vari, indicano un’ intensa attività commerciale. Phitecusa fu sicuramente fondata dai Greci e specificamente dagli Eubei, ma fu frequentata anche da popolazioni diverse, come dismostrano i tanti materiali rinvenuti, che non sono solo di fattura greca. Secondo molti studiosi, la cittadella di Phitecusa era una sorta di porto franco utilizzato per il commercio dei mercati orientali, da artigiani provenienti da Siria, Egitto, Puglia, Calabria. Le popolazioni italiche della Campania  e dell’ Etruria conobbero e appresero per la prima volta la coltivazione della vite e dell’ ulivo. il tornio del vasaio, l’ alfabeto greco proprio  dagli Eubei di Phitecusa. Il nome Phitecus, secondo l’ autore latino Plinio, deriverebbe dai "Phitoi", vale a dire i vasi costruiti dai greci, mentre secondo l’ autor latino Strabone, da "Phitekoi", vale a dire scimmie. Per la lavorazione di monili, Phitecusa ebbe un particolare ruolo nel foggiare oggetti di lusso: la materia prima, importata dall’ Etruria, era qui sottoposta ad un processo d’ affinamento e questo per immettere sul mercato nuovi esemplari di stile orientale. Intensa, dovette essere l’ attività lavorativa e il tessuto sociale, artigiani, contadini, mercanti, mediatori furono il ceto prevalente in Phitecusa. La parte orientale di Monte Vico, ha restituito fin qui, più di 133 tombe, datate dall’ VIII secolo a.C.  al III secolo d.C., cioè dai tempi della prima colonizzazione greca fino all’ età romana inoltrata. Con la fine del II secolo a.C. si registra un arresto improvviso nella vita di Phitecusa, forse dovuto ad uno sconvolgimento tellurico. Lo stanziamento phitecusano a Lacco Ameno non mancò di riflessi sull’ isola, tanto che sono stati rinvenuti reperti datati VI-V secolo a.C. presso la collina di San Pietro, che rappresentava l’ acropoli della comunità greca. Essa scomparve nel III - II  secolo a.C. , quando un’ eruzione provocò la formazione del Montagnone e lo sprofondamento del piccolo abitato  nella concavità che costituì fino al 1854, il "Lago del Bagno", l’ attuale porto d’ Ischia. Reperti ritrovati a Citara, Cartaromana, Casamicciola, Noja, Toccaneto, e piano San Paolo hanno fatto ipotizzare una rete di piccoli villaggi sparsi sull’ isola. Il primo riferimento a nome "Aenaria" si trova nello scrittore latino Livio, che lo cita insieme a Phitecusa, per indicare i due nuclei dell’ isola. Nel 1971 nello specchio d’ acqua fra il Castello, gli scogli di Sant’ Anna, fino alla Mandra, sono venuti alla luce testimonianze di un insediamento ellenistico-romano. Dovette essere un’ area ben organizzata a livello commerciale. Infatti, secondo il Monti vi erano fabbriche di terrecotte, botteghe per la lavorazione dei metalli, poichè sono stati trovati grandi quantità di materie prime (galena, stagno, rame) e attrezzi impiegati durante la lavorazione, come macine e frantoi, bacinelle, mestoli per il piombo. Infine, sono stati trovati lingotti di piombo e stagno, a prova di quanto detto in precedenza. Anche Aenaria scomparve fra il 130 e il 150 d.C. per cause vulcaniche che modificarono tutta la parte sud-orientale dell’ isola. L’ influsso benefico delle fonti di Nitrodi, che i romani misero sotto la protezione delle Ninfe per dare loro l’ efficacia divina, rappresenta un altro motivo d’ interesse sull’ isola. Rilievi votivi scoperti a Nitrodi e conservati al Museo archeologico di Napoli, confermano insieme al culto delle Ninfe e ad Apollo, che la rinomanza di queste sorgenti  era pervenuta fra gente diversa dell’ impero romano. Molte tavolette votive, i resti d’ altari ed alcune scritte, rilevano fin d’ allora il valore salutare e benefico delle acque di Nitrodi. Da ricordare che dagli scavi cominciati nel 1950 nella chiesa di Santa Restituta, alla profondità di un metro mezzo, emerse una sorprendente scoperta, la presenza di una piccola basilica paleo-cristiana, databile fra il III e il IV secolo. Insieme alla basilica furono rinvenute una serie di tombe  ed una lucerna che indicava un nucleo cimiteriale cristiano, distinto da quello pagano e sviluppato nell’ area circostante la basilica. Probabilmente la chiesa cristiana, sorge su un antico tempio romano dedicato ad Ercole e lo testimonia una scritta in latino. Continuando a guardare al passato d’ Ischia, riscontriamo che con la decadenza dell’ Impero romano, anche l’ isola subisce il passaggio devastante d’ Alarico re dei Visigoti /(395 d.C) e di Genserico (456 d.C.). dopo una tregua di 20 anni fino al 476 d.C. succede il dominio degli Eruli e la loro dominazione dura fino all’ avvento di Teodorico, re degli ostrogoti. Durante le varie invasioni barbariche, Ischia è saccheggiata con ripetute scorrerie fino al 788 d.C., quando Papa Adriano I chiama in Italia Carlo Magno, per cacciare i Longobardi. Tra l’ 813 e l’ 847 è il turno delle incursioni dei Saraceni, che sono poi sconfitti dalla flotta sorrentina e così Ischia è liberata. Dal 900 al 1135, Ischia rimane sotto il dominio dei "duchi"  di Napoli, ai quali succede Ruggero il  Normanno e nel 1135 Ischia subisce da costui, l’ ennesimo saccheggio. La dinastia normanna, ebbe fine dopo circa 64 anni. Estintasi nel 1265 la dinastia degli Angiò con Carlo I; nell’ anno 1282 Ischia parteggia per la dinastia sveva, imparentata con i reali di Aragona si unisce alla rivolta capeggiata da Giovanni da Procida (I Vespri Siciliani), cacciati gli Angioini dall’ isola, acclama re Pietro III d’ Aragona detto "il grande". Alterne vicende  porteranno ancora gli Angioini sull’ isola e gli stessi Aragonesi creeranno non pochi problemi ad Ischia. Finalmente nel 1441 con la cacciata di Renato d’ Angiò da Napoli, comincia la felice dinastia degli Aragonesi, ma non per Ischia che aveva parteggiato per Renato d’ Angiò. Il dominio degli Aragonesi dura a lungo sull’ isola e con Ferdinando di Aragona comincia un periodi di stabilità. Dopo aver soggiornato per un ceto periodo sul castello d’ Ischia, Ferdinando cede il governo dell’ isola al fidato capitano Don Inaco d’ Avalos. In seguito, quando Ferdinando invita don  Inato a cedere pacificamente l’ isola al re di Francia Luigi XII, questi rifiuta ed organizza la difesa e la resistenza del castello d’ Ischia dall’ assalto dei francesi, che tuttavia sbarcano sull’ isola e la saccheggiano. Le vicende storiche d’ Ischia s’ intrecciano spesso con quelle del regno Napoletano e nel 1734, dopo aver subito il dominio degli austriaci, passa sotto quello dei Borboni ed in questo periodo sono emanati molti editti per controllare i malfattori dell’ isola, che a lungo infestarono la terra isolana. Nel 1799, anno della rivoluzione napoletana, anche gli isolani innalzarono l’ albero della libertà e pagarono con la vita il loro segno di libertà. Dopo un lungo periodo di anonimato, Ischia ritorna nella storia, quando durante i moti rivoluzionari de 1848-49 il castello d’ Ischia apre i pesanti cancelli delle sue prigioni per accogliere i patrioti dell’ Unità ’ Italia. Con Ferdinando II di Borbone, Ischia conosce un periodo di splendore, grazie alla predilezione del re per quest’ isola. Il re fa costruire numerose opere pubbliche, tra cui la più importante è il porto inagurato nel 1854. Dopo la conquista del Regno delle Due Sicilie, da parte di Garibaldi, nel 1861 Ischia è definitivamente aggregata alla provincia di Napoli, ormai città del Regno d’ Italia. Da allora le vicende d’ Ischia seguono le sorti politiche, economiche, amministrative, belliche della città di Napoli.

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scritto da Diac

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