
Curare la balbuzie è prima di tutto una forte emozione. Il ritorno alla piena oralità è stato atteso per anni, sognato, spesso idealizzato. Una volta raggiunto il risultato, bisogna imparare a vivere senza la balbuzie.

Curare la balbuzie è prima di tutto una forte emozione. Il ritorno alla piena oralità è stato atteso per anni, sognato, spesso idealizzato. Una volta raggiunto il risultato, bisogna imparare a vivere senza la balbuzie.
La complessità della patologia, soprattutto quando la riabilitazione è avvenuta in età post-adolescenziale, può creare echi di nuova sofferenza dovuti alla insufficiente gestione delle nuove emozioni. Non è infrequente che si spezzino relazioni affettive consolidate da tempo o si complichino rapporti familiari routinari, o ancora che la propria condizione lavorativa appaia all’improvviso insoddisfacente. Tutto ciò rientra nel campo operativo del Counseling, utile una volta di più nel restituire dignità alla dimensione relazionale.
Gestire la “libertà della parola” può essere, paradossalmente, a sua volta un trauma. Abbandonare i vantaggi secondari e diventare protagonisti di una nuova vita, gestire l’ansia possono rivelarsi un’ulteriore sfida, un cammino di crescita da fare preferibilmente con un professionista che sia anche compagno di strada.
Può essere opportuno proporre all’ex-balbuziente un percorso di Counseling che, grazie a caratteristiche simili alla riabilitazione dalla balbuzie quanto a brevità e incisività, lo sostenga nel mantenimento dei risultati raggiunti.
Un altro importante elemento di continuità fra i due percorsi è il tipo di relazione affettiva che si instaura fra i soggetti. La dinamica di gruppo della riabilitazione della balbuzie (che crea complicità e spirito di squadra) all’interno della relazione duale Counselor - utente si trasforma in un’alleanza terapeutica fondata sull’empatia.
scritto da elenamarino74
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